Il liquido forma un lago, bello esteso sul pezzo d'asfalto frammentato della strada suburbana. È una bevanda alcolica ad ornare del suo color granata quel tratto di via, stretto da ortiche alte in prima fila, spalleggiate da robinie guardiane di campi d'erba alta.
Giada ha rovesciato il bicchiere del Negroni con gesto di rabbia delusa; ha sorseggiato dal bicchiere di plastica (pessima usanza del circolo del paese; loro sostengono di togliersi possibili guai, ché la gente se na va a bere nei prati, e gli ubriachi non stanno nel locale). La ragazza credeva di vivere chissà quale trasformazione, col suo primo superalcolico, cosí come recitano i miti dell'adolescenza del capitslismo cosmopolitico; e io, di mio, confidavo in un altro di questi miti, cioè ragazza un po' brilla che si concede. Il Negroni è uscito dal mio portamonete, e a prezzo pieno, nonostante il bicchiere indegno e la vacanza di stuzzichini - ma questo è funzionale al mio desiderio erotico, a stomaco vuoto l'alcool fa piú effetto.
E quel bicchiere l'ho pagato volentieri: golfino leggero stretto a fasciare il seno superbo, minigonna di jeans, corta, le gambe impreziosite dal collant con pois finissimi, scarpe da ginnastica. Aspettate, non guardo solo quello, sia chiaro. Giada è deliziosa nel biondo liscio che si accovaccia sulle spalle, occhi dolci, labbra delicate. E quella delicatezza ha preso a cimentarsi col Negroni, ridendo, dicendo parole che volevano spavaldamente declinare l'appartenenza alla gioventú scaltra, alla moda. Tutto bene, lei beve, lo sguardo le ride. Prendo coraggio, rutto, estraggo un profilattico dalla tasca, ne strappo l'astuccio coi denti. Lei ride, ma di una risata nuova, di scherno; rovescia il contenuto del bicchiere e va via sghignazzandomi del cretino.
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