Il bisogno di felicità, quand'è forte, invade il corpo, ne incendia il respiro, i sensi, la percezione. Sí, perché la felicità è un fatto corporeo, veicolato dal corpo, con le braccia che stringono chi ami, i sensi inebriati di bellezza, la forza di correre nel prato
scrittura dissonante
l'innamorato galante
La robinia inquadra la viuzza che appare allo sguardo scendendo dall'autobus. Una striscia d'asfalto maltenuto, con buchi ghiaiosi, rabbocchi di catrame a fingere l'efficienza dell'amministrazione comunale...
Oltre la robinia, l'orto col suo recinto di lamiere colorate dalla ruggine e, tra l'erba, acqua che scorre dalla collinetta. Ilaria mi ha detto di scendere qui, ché lei preferisce sfuggire allo sguardo pettegolo del vicinato; questo punto, sulle alture del quartiere, dovrebbe garantire riservatezza. Il mazzo di fiori mi sembra un modo per ingentilire la carnalità dell'incontro amoroso, anche se un po' me ne vergogno. Con le ragazze, mi trovo solitamente preso tra impeto erotico e fame di affetto, e Ilaria, almeno credo, può dare armonia a questi miei desiderî.
Fisso il cellulare alla ricerca di un messaggio che mi rallegri con la comunicazione del suo arrivo, e mentre scorro le varie apps di messaggistica, sento una vettura che si avvicina veloce, la guardo passare, sul sedile del passeggero Ilaria ride con gli occhi dedicati al guidatore, cioè il ragazzo che lei, a parole, considerava rozzo e sporco.
Butto i fiori nel prato vicino, e consulto un'altra app, quella che mi permette di acquistare via web il biglietto dell'autobus.
calcio d'angolo
Dal centrocampo non riesco a vederla; so che Camilla c'è, su quella tribunetta, lei che a veder di sfuggita una TV con la partita pronuncia disprezzo. Invece, ha comprato il biglietto (ché il presidente, "troppe spese, se vogliamo salvarci" non ne regala) e siede sulla poltroncina in plastica verde.
E di ciò dovrei esser felice, e lo sono, anche se all'ala giuoca Grimara, e Camilla, beh.... lo infila nei discorsi, una parola, un riferimento. E la gelosia corre, e alimenta la mia insicurezza.
Bella azione sulla destra, rasoterra, velo di un compagno, il poco pubblico urla, i drappi giallorossi dei tifosi ospiti cingono un ridicolo pezzo di gradinata. Vado a battere una rimessa laterale, e i miei sostenitori mi insultano rinfacciandomi un goal sbagliato. Ora vedo Camilla, ma lei fissa altrove, cerca lui.
La partita stagna a centrocampo, il vento spinge qualche cartaccia; un cross è deviato in angolo. Mentre corro alla bandierina sento un chiaro e gioioso &segna!& squillato da una voce di ragazza. Inciampo, fingo lo stiramento e chiedo la sostituzione. Sotto la tribunetta, verso la panchina, saluto con la mano verso di lei, ma l'urlo del goal fa alzare il pubblico. La gente si siede, e vedo Camilla sorridente per la segnatura di Grimara; d'altronde, il calcio per me è un diversivo, preferisco lo studio.
verde in periferia
Il prato al bordo della strada peggiora; per incuria, per quantità di rifiuti, per la puzza. Eppure, è il solo spazio, in questa periferia, a non subire la dittatura di cemento e asfalto. E forse proprio per questo è umiliato, per togliere alla gente del quartiere l'insopportabile idea che ci sia altro rispetto al totalitarismo della macchina e dei consumi.
Quel prato a me piace, anzi, lo amo, amo quel perimetro irregolare disegnato dagli stupri edilizi, ma che della sua irregolarità si fa vanto, urla il suo essere lí, con le sue ortiche, il suo rigagnolo. E mentre lo costeggio, camminando sul marciapiede, mi viene allegria, desiderio di esaltare quel verde.
Cosí, ho messo un altoparlante nel prato e diffondo musica, col bluetooth, e rido delle risate che mi accompagnano per la strada.


