La fila serpeggia nel piazzale. Qualcuno la rispetta, c'è il furbo che ruba centimetri, il critico sociale a lamentarsi del disservizio. Altri usano il contesto per conversazioni becere; i piú formali usano argomenti comuni; sono bisognosi di contatti umani ma temono che certi discorsi allontanino gli interlocutori.
Passa una spazzatrice della nettezza urbana. Girano ruote su bracci mobili, sembra una lucidatrice. Qualcuno si dà a criticare l'inefficienza di chi vende i biglietti, e scatta sottovoce il &se ne stia a casa&. Maneggio lo smartphone sorvolando sulle chat che giudico, senza leggerle, piene di stupidi filmatini.
Sono prossimo allo sportello della biglietteria, l'uomo davanti a me saluta la ragazza oltre il vetro, chiede informazioni su merci scontate, &questa è la biglietteria dello stadio&, saluta, fa un cenno alla moglie seduta su una panchina. La ragazza allo sportello mi accoglie con un bel sorriso.
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