Guardo nella piazza a trovare una figura conosciuta, o che almeno mi dia familiarità, sicurezza: se esco per noia o per entusiasmo, mi trovo spaesato se non chiacchiero con qualcuno.
La piazza vorrebbe ergersi a centro fisico e culturale della città ma, di fatto, i suoi edifici zeppi di commercialisti e uffici import export qualificano il luogo in senso finanziario. Il capitalismo cosmopolitico sposta il centro del lavoro dalla fabbrica all'ufficio, e i nuovi cortei non chiedono aumenti e socialismo, si sgomitano per sedersi nel piú comodo tavolino del bar tavola calda.
Incontro un amico, mi sbraccio, viene verso di me, sorrisi e frasi banali. Ci incamminiamo a un bar famoso per gli aperitivi, lui prende a lamentarsi per la fidanzata, spende troppo, non cucina, litighiamo. Mi sbraccio verso un passante che non conosco, saluto l'amico e vado verso la persona che ho scelto come espediente, preparato a scusarmi e a camminare in cerca di un autobus.
Nessun commento:
Posta un commento